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Ieri ho approfittato di un pomeriggio libero per andare a vedere qualche performance al Festival Drodesera e per caso (e per fortuna) mi sono trovata ad assistere a La seconda conversazione. Un dialogo tra il paesaggio e il corpo di Francesca Grilli.
Leggo la brochure:
Respirare e stare in silenzio si definiscono propriamente non utilizzando la parola.
Sogno una nuova sostanza, un’inesplicabile manifestazione dell’invisibile.
La manifestazione può sembrare accadere per un’associazione,
ma ha un’aura magica e a volte appare come un miracolo.
Prestando attenzione a questa manifestazione, la parola diventa incanto.
Miracoli quotidiani.
Invito un coro sordo a cantare in mezzo al bosco.
Rubo un linguaggio silenzioso, un metodo, cerco di investigare la realtà rivelandone l’ordinario e il fantastico. Ognuno di loro prenderà il possesso di un tronco d’albero. La comunicazione sarà tra persone e rocce, tra natura e persone, tra quello che possiamo percepire e quello che non possiamo. Tra tempi differenti, pianeti diversi, tra il visibile e l’invisibile, tra la finzione e l’esperienza.
Coro sordo? Sarà una delle solite figure retoriche che usano gli artisti per accrescere le aspettative e la curiosità dello spettatore, ho pensato.
Dopo pochi minuti di cammino nel Bosco Lago Bagatoli, vicino alla Centrale di Fies, siamo arrivate ai piedi di un’imponente parete rocciosa che rilasciava tutto il calore che aveva assorbito durante quella lunga giornata di sole, in una conca naturale che sembrava essere stata progettata appositamente per accoglierci, e in un momento della giornata in cui la natura assume tutti i colori e i chiaroscuri della sera.
La guida ci invita a sederci e a mantenere il silenzio più assoluto.
Passano alcuni minuti. Strano effetto, un quarantina di persone sedute in mezzo al bosco nel silenzio e nell’immobilità totale. Semplicemente in attesa.
Ad un tratto, in lontananza, scorgo tre persone che piano piano discendono il pendio che ci stava di fronte. Si avvicinano. E uno alla volta si fermano. Fanno dei movimenti. Vogliono comunicare. Una comunicazione molto efficace. Mi trasmettono emozioni. Nello stesso tempo, però, sento che c’è qualcosa che mi sfugge, che non riesco a cogliere fino in fondo. Sento quello dicono ma non odo quello che dicono. Vorrei udire quello che hanno da raccontare, vorrei che rompessero il silenzio per capire tutto quello che hanno da esprimere. Ma ciò non succede.
Alla fine mi sento un po' sbigottita, dovevo cercare l'anello mancante che dava un senso a quest'esperienza.
L’amica che stava con me doveva fare un’intervista all’ideatrice della performance. Bene, ho pensato, così riuscirò a capire meglio il processo creativo che l’ha portata a rappresentare ciò a cui avevamo assistito. Ci incontriamo nel parco della centrale, un luogo bellissimo e nella notte reso ancora più suggestivo da giochi di luce creati ad hoc.
Scopro che la performance è solo la tappa finale di un lungo lavoro che lei ha fatto con alcune persone sorde. Sorde? Allora non era una figura retorica quella del coro sordo... erano sordi veramente! E prima stavano comunicando con il corpo e con la lingua dei segni! E quindi, per una volta, ero io quella diversa, ero io quella dall’altra parte del muro, ero io quella esclusa dalla comunicazione, ero io quella che non riusciva a udire, ero io quella estraniata dalla rete delle informazioni e dei significati.
Ci racconta che dopo aver registrato dei suoni nella natura, ha proposto loro di ascoltarli. Come? Con il corpo, attraverso le frequenze che anche i sordi possono cogliere, attraverso le vibrazioni. Stando in piedi sopra ad una cassa acustica che riproduceva le registrazioni. Addirittura ci ha riferito che dopo vari ascolti, riuscivano a distinguere i vari rumori l’uno dall’altro, quello dell’acqua, degli animali, del vento, della pioggia...
Alla fine ha chiesto a queste persone di rappresentare ciò che avevano sentito attraverso la semantica, la sintassi e la morfologia della lingua dei segni e attraverso il linguaggio del corpo.
Era la loro sonorità interiore in dialogo con i suoni della natura, con i rumori del mondo, con la melodia della vita.
Peccato, peccato veramente che tutto questo percorso si sia esaurito in una mezz’oretta. Comunque ci ha fatto riflettere e ci ha aperto una porta su di un mondo che io ho conosciuto solo da lontano, solo attraverso lo studio e gli esami all’università. La performance ha portato al centro dell’attenzione tutta una serie di false credenze e di pregiudizi che gravitano intorno al deficit della sordità. E non è cosa da poco.
L’handicap causato dalla sordità risulta "nascosto", invisibile ad uno sguardo superficiale e difficile da mettere a fuoco in tutti i suoi aspetti. La sordità non si vede: è riconoscibile solo al momento di comunicare e così le persone sorde non sempre ricevono da parte degli udenti tutte quelle attenzioni e quella disponibilità necessarie.
Rende bene l'idea quest'intervista tratta dal sito Ente Nazionale Sordomuti:
Che cosa è la città invisibile?
E’ la comunità dei sordi.
Perché invisibile?
Perché la sordità non si vede.
Ma la lingua dei segni, che voi usate, è visibile a tutti.
E’ visibile per chi la vuole vedere. Ma poiché molti, ancora oggi, chiudono gli occhi e la rifiutano, le nostre mani che segnano sono, di fatto, rese invisibili da loro.
Quale lo scopo del vostro Viaggio nella città invisibile?
Farla conoscere a tutti e quindi renderla, finalmente, visibile. Di conseguenza, per noi, più vivibile: vogliamo essere accettati per quello che siamo, una minoranza culturale e linguistica.
In che senso, accettati?
Senza pregiudizi.
Mi faccia un esempio.
Esiste da tempo il pregiudizio, diffusissimo, che un sordo debba essere necessariamente anche muto. Il che non è vero. I sordi hanno la voce, ma hanno difficoltà a controllarla e, quindi, ad usarla per parlare. Un altro grave pregiudizio è la sottovalutazione della nostra difficoltà a capire chi parla.
E la labiolettura?
Leggere sulle labbra è un aiuto, ma ha enormi limiti oggettivi. Tutto il nostro rapporto con la lingua parlata è innaturale. Possibile, ma non spontaneo. Lei immagini di guidare un’automobile che abbia solo la retromarcia: che è, appunto, una guida innaturale. Oppure immagini di dover camminare sulle mani. E’ vero che, a marcia indietro, o camminando sulle mani, si può anche fare il giro del mondo. E come no, Però ci provi. E poi mi dica dove è arrivato. A che punto si è fermato. Noi non vogliamo doverci fermare a quel punto.
Torniamo al Viaggio nella città invisibile. Si diceva, perché tutti la conoscano.
La conoscenza promuove la comunicazione. E’ dunque il modo migliore per gettare un ponte fra noi e la città visibile, che raffigura il mondo degli udenti. Quel ponte si chiama bilinguismo: apprendimento, da parte dei sordi, sia della lingua dei segni sia di quella parlata.
Ripeto però che, per i sordi, la lingua naturale è quella segnata: e deve avere la priorità, perché è più idonea a consentire il loro pieno sviluppo mentale e creativo. Privare il bambino sordo di questo strumento è una condanna, spesso inconsapevole, ma spietata. Specie quando si fonda su un calcolo egoistico degli altri, in base al quale, meglio il bambino parlerà meno sembrerà sordo.
Perché egoistico?
L’ideale per noi non è riuscire a sembrare udenti. Perché dovremmo? Non lo siamo. Se un genitore si vergogna della sordità del figlio, o rifiuta di accettarla, è dentro di lui che qualcosa non va. Noi vogliamo, semplicemente, vivere come tutti la nostra vita. Anche di relazione, con l’esterno, certo. Perciò è importante costruire quel ponte.
Ecco alcune immagini della performance:



1. Vietato gettare rifiuti a terra... Direi che messier Lapalisse non avrebbe saputo dire di meglio!
2. Vietato bivaccare... e come si potrebbe con il bracciolo di ferro che divide a metà tavoli e panchine?? (link)
3. Vietato mangiare presso i monumenti... beh, che dire... non si può mangiare da nessuna parte dato che il centro storico di Verona è praticamente tutto un monumento a cielo aperto: Arena, Palazzo Barbieri, Palazzo della Gran Guardia, Piazza Erbe, Arche scaligere, Saliente di S.Giorgio, chiese e chiesette varie, Sant'Anastasia, San Fermo, San Zeno, Duomo, Castelvecchio, Ponte scaligero, Castel San Pietro, vicoli e vicoletti pittoreschi, la medievale via Sottoriva e i suoi porteghi e le sue hostarie...
...la casa di Giulietta?? No... non me la sono dimenticata, l'ho tralasciata volutamente! Perchè? Perchè è semplicemente una bufala! Quella che tutti conoscono come la dimora della bella Capuleti, fu dapprima un albergo e poi uno stallo! La tragedia di Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, cantata per la prima volta dal vicentino Luigi da Porto nel 1524 e resa immortale, settant'anni più tardi, dalla penna di William Shakespeare, ha trovato a Verona precisi riscontri ambientali. La fantasia popolare, tanto colpita dalla triste storia dei due amanti, ha presto mescolato leggenda e realtà, finendo col riconoscere in antiche costruzioni cittadine, i luoghi teatro della vicenda.
A trasformarla da anonimo ex-stallo, nella casa della sognante Giulietta fu un certo Antonio Avena che, nel 1935, fece una discutibile operazione di restyling medievale dell'edificio, facendo addirittura attaccare il famoso balcone (neanche un vero balcone: alcune foto d'archivio testimoniano, infatti, come le lastre ad archetti a sesto acuto che siamo abituati a collegare alla dolce figura di Giulietta, costituissero in origine niente meno che le pareti di un sarcofago...).
E pensare che questo ex-stallo è la prima meta dell'itinerario veronese di flotte di turisti stranieri e non!! Diciamo che il signor Antonio Avena fu un "esperto" di marketing ante litteram!
Ma anche la tomba della pora Giulietta è una bufala! Praticamente la gente sta in fila per vedere una mangiatoia spacciata per sarcofago (sempre per idea del sig. Avena...). Qui, spesso, si celebrano i matrimoni civili: molte coppie vengono appositamente dall’estero per coronare il loro sogno d'amore, là dove Romeo e Giulietta videro infrangere il proprio. E qui, nell'antro illuminato da alte finestre gotiche, è nata una singolare tradizione: l’abitudine di indirizzare missive d'amore a Giulietta. Un'intera squadra di segretarie si occupa di raccogliere questi messaggi e di dare risposta....
vabbè... torniamo al divieto: la prima multa per la violazione del suddetto divieto (di mangiare presso i monumenti) è stata data ad un bambino di 4 anni che è stato beccato dai vigili mentre addentava un kebab nei pressi di Palazzo Barbieri (link).
4. Vietato imbrattare e deturpare... vedi il commento al punto 1!
5. Vietato bagnarsi nelle fontane... beh, simpatico il cagnolino dell'immaginetta!
6. Se non ci fosse il sottotitolo mi verrebbe da interpretare questo divieto con: VIETATO INNAMORARSI!
Eh sì... la città di Giulietta e Romeo, la città degli innamorati e delle coppiette felici che toccano la tetta bronzea della stauta di Giulietta perchè porta fortuna... vieta di tenersi per mano!
PS: se vi capita di passare per la città scaligera (città meravigliosa, per carità...) ricordatevi di portare con voi un oggetto che potrebbe tornarvi molto utile, date le panchine affollate dai turisti tedeschi in canottiera e ustionati dal sole e dati i divieti 2 (notare la foto...) e 3 sopra citati:

e.... fate attenzione perchè potrebbe arrivare Walker Texas Tosi (nella foto, in basso a destra)!!
E infine ecco un altro link dedicato al... PUBBBLICO DECORO!
Il Cd dal Canada è arrivato... solo 15 dollari e pochissime spese di spedizione... Che efficienza!
Don Charbonneau è un cantautore che vive nel Wawa Ontario e la sua musica si muove tra il folk, il country e il rock.
In internet la sua musica viene classificata come Northern country (se le classificazioni possano valere qualcosa...)
Don è anche una fishing and wilderness guide nelle foreste situate nella zona del Lake Superior e ciò fa sì che le sue canzoni ci facciano assaporare suoni, rumori, colori e storie del Northern Ontario.
Ecco alcune tracce: Agawa Bay, Running free (+ traccia nascosta: Land of The Cree), Northern Highway, George from Moosonee, The Mary Jo, The Ballad of Tom and Melissa
QUALCUNO SPENGA IL MIO CERVELLO FUMANTE!!!
I bambini sono di sinistra. Di sinistra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta.
I bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.
I bambini sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti. Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dai!
I bambini sono di sinistra perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme. Insieme, però.
I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la destra piangono.
I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la sinistra piangono lo stesso, ma un po' meno.
I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo.
Sono di sinistra perché le scarpe sono scarpe, anche se prima o poi delle belle Nike o Adidas o Puma, o Reebok, o Superga gliele compreremo. Noi siamo No-Logo, ma di marca!
I bambini sono di sinistra malgrado l'ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra grazie all'ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza. Ora e sempre.
I bambini sono di sinistra perché occupano tutti gli spazi della nostra vita.
I bambini sono di sinistra perché fanno i girotondi da tempi non sospetti.
I bambini sono di sinistra perché vanno all'asilo con bambini africani, cinesi o boliviani, e quando il papà gli dice vedi, quello lì è africano, loro lo guardano come si guarda una notizia senza significato.
I bambini sono di sinistra perché quando si commuovono piangono, mentre noi adulti teniamo duro, non si sa bene perché.
I bambini sono di sinistra perché si fanno un'idea del mondo che nulla ha a che fare con le regole del mondo.
I bambini sono di sinistra perché se gli metti lì un maglioncino rosso e un maglioncino nero scelgono il rosso, salvo turbe gravi - daltonismo o suggerimento di chi fa il sondaggio.
I bambini sono di sinistra perché Babbo Natale somiglia a Karl Marx. Perché Cenerentola è di sinistra, perché Pocahontas è di sinistra. Perché Robin Hood è di Avanguardia Operaia e fa gli espropri proprietari.
I bambini sono di sinistra perché hanno orrore dell'orrore. Perché di fronte alla povertà, alla violenza, alla sofferenza, soffrono.
I bambini sono di sinistra perché il casino è un bel casino e perché l'ordine non si sa cos'è.
I bambini sono di sinistra perché crescono e cambiano.
I bambini sono di sinistra perché tra Peter Pan e Che Guevara prima o poi troveranno il nesso.
I bambini sono di sinistra perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi.
I bambini di sinistra...naaa, errore! Ma li avete mai osservati con attenzione?
I bambini son di destra.Tutti! Non lo avete mai notato?
I bambini sono di destra perchè se possono prendere in giro un altro bambino lo fanno senza pensarci troppo.
I bambini sono di destra perchè se gli chiedi un biscotto ti rispondono NON POSSO, SON GLI ULTIMI DIECI!
I bambini sono di destra perchè imbrogliano pur di vincere, e se perdono è sempre colpa di qualcun'altro!
I bambini sono di destra perché s'offendono se non li lasci vincere.
I bambini sono di destra perchè fanno sempre il tifo per i cowboy, mai per gli indiani.
I bambini son di destra perchè quando combinano qualche pasticcio non lo fanno MAI apposta!
I bambini son di destra perchè a Monopoli, non si sa come, in prigione non ci finiscono mai!
I bambini son di destra perchè son sempre ottimisti, anche quando non ce n'è alcun motivo.
I bambini sono di destra perchè nelle foto di gruppo fanno sempre le corna.
I bambini sono di destra perchè se trovano uno spazio, anche piccolo, oppure se trovano un albero, tentano subito di costruirci una casettina.
I bambini sono di destra perchè se poi si costruiscono la casetta, mica ti fanno entrare gratis!
I bambini sono di destra perchè hanno paura delle montagne russe!
I bambini sono di destra perchè puoi corromperli facilmente: un cioccolatino, un pupazzetto, una mazzetta...
I bambini sono di destra perchè, diciamocelo, sono sempre di meno. E certo, sapendo che i bambini son di destra, chi ha più voglia di diventar genitore???
A conclusione, anche solo parziale per carità, di questo interessante dibattito, mi concedete un’affermazione che spero ci metta d’accordo tutti?
Destra o sinistra non saprei, sicuramente i bambini non sono di centro!... difatti appena combinano una marachella, cosa dicono? Io non c’entro!
E poi, suvvia, ve lo vedete un bambino dell’Udc, o peggio ancora, dell’Udeur?
Monologo di Claudio Bisio
L: ci considerano come manchevoli di qualche cosa...
IO: ...
L: ma come...?? Noi addirittura abbiamo un cromosoma in più di voi... ah, ah, ah!!!
IO: ...
Mario Rigoni Stern (Asiago 1921 - Asiago 2008)
« ...il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari o ho scritto libri, ma quando, la notte dal 15 al 16, sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita.... »
Il sergente - Marco Paolini
Questa sera a Trento prende il via il tour italiano di Bob Dylan e come appassionata della musica e delle parole di Faber, non ho potuto fare a meno di gustare questo trade d'union...
Desolation Row
They're selling postcards of the hanging
They're painting the passports brown
The beauty parlor is filled with sailors
The circus is in town
Here comes the blind commissioner
They've got him in a trance
One hand is tied to the tight-rope walker
The other is in his pants
And the riot squad they're restless
They need somewhere to go
As Lady and I look out tonight
From Desolation Row
Cinderella, she seems so easy
"It takes one to know one," she smiles
And puts her hands in her back pockets
Bette Davis style
And in comes Romeo, he's moaning
"You Belong to Me I Believe"
And someone says," You're in the wrong place, my friend
You better leave"
And the only sound that's left
After the ambulances go
Is Cinderella sweeping up
On Desolation Row
Now the moon is almost hidden
The stars are beginning to hide
The fortunetelling lady
Has even taken all her things inside
All except for Cain and Abel
And the hunchback of Notre Dame
Everybody is making love
Or else expecting rain
And the Good Samaritan, he's dressing
He's getting ready for the show
He's going to the carnival tonight
On Desolation Row
Now Ophelia, she's 'neath the window
For her I feel so afraid
On her twenty-second birthday
She already is an old maid
To her, death is quite romantic
She wears an iron vest
Her profession's her religion
Her sin is her lifelessness
And though her eyes are fixed upon
Noah's great rainbow
She spends her time peeking
Into Desolation Row
Einstein, disguised as Robin Hood
With his memories in a trunk
Passed this way an hour ago
With his friend, a jealous monk
He looked so immaculately frightful
As he bummed a cigarette
Then he went off sniffing drainpipes
And reciting the alphabet
Now you would not think to look at him
But he was famous long ago
For playing the electric violin
On Desolation Row
Dr. Filth, he keeps his world
Inside of a leather cup
But all his sexless patients
They're trying to blow it up
Now his nurse, some local loser
She's in charge of the cyanide hole
And she also keeps the cards that read
"Have Mercy on His Soul"
They all play on penny whistles
You can hear them blow
If you lean your head out far enough
From Desolation Row
Across the street they've nailed the curtains
They're getting ready for the feast
The Phantom of the Opera
A perfect image of a priest
They're spoonfeeding Casanova
To get him to feel more assured
Then they'll kill him with self-confidence
After poisoning him with words
And the Phantom's shouting to skinny girls
"Get Outa Here If You Don't Know
Casanova is just being punished for going
To Desolation Row"
Now at midnight all the agents
And the superhuman crew
Come out and round up everyone
That knows more than they do
Then they bring them to the factory
Where the heart-attack machine
Is strapped across their shoulders
And then the kerosene
Is brought down from the castles
By insurance men who go
Check to see that nobody is escaping
To Desolation Row
Praise be to Nero's Neptune
The Titanic sails at dawn
And everybody's shouting
"Which Side Are You On?"
And Ezra Pound and T. S. Eliot
Fighting in the captain's tower
While calypso singers laugh at them
And fishermen hold flowers
Between the windows of the sea
Where lovely mermaids flow
And nobody has to think too much
About Desolation Row
Yes, I received your letter yesterday
(About the time the door knob broke)
When you asked how I was doing
Was that some kind of joke?
All these people that you mention
Yes, I know them, they're quite lame
I had to rearrange their faces
And give them all another name
Right now I can't read too good
Don't send me no more letters no
Not unless you mail them
From Desolation Row